
I Colli Berici formano un sistema collinare compatto, lungo circa 20 km., che, alzandosi a poca distanza dalle Prealpi Vicentine e dai Colli Euganei degrada dolcemente nel Lago di Fimon. La descrizione del paesaggio che caratterizza quest’area, come in tutti i territori segnati dall’attività dell’uomo, necessita sia di un riferimento all’ambito prettamente agricolo che, in senso lato, a quello naturale. Nel territorio comunale è infatti individuabile un’ampia zona di pianura ed una fascia pedecollinare dove la vegetazione, fortemente condizionata dal comparto primario, varia in relazione alle stagioni e agli indirizzi produttivi. Il paesaggio agrario che ne deriva è quindi tipicamente caratterizzato da ampie zone di seminativi che si alternano a colture permanenti. Queste ultime, prevalentemente localizzate nella prima fascia collinare, sono essenzialmente costituite da coltivazioni di vigneti e frutteti, in particolare il ciliegio e l’ulivo, che hanno trovato ampia diffusione, grazie a condizioni microclimatiche favorevoli. Tali coltivazioni, presenti nel territorio da lungo tempo, hanno fortemente contribuito ad imprimere al paesaggio rurale dei caratteri tipici, come i terrazzamenti di Costozza e Lumignano, testimoni di una ferma volontà di utilizzo del suolo anche in aree disagiate come quelle collinari. Rimane, tuttavia, un’ampia zona che appare scarsamente influenzata dall’attività dell’uomo, identificabile sostanzialmente con il versante meridionale dei Colli Berici, caratterizzata ambiente naturale ancora piuttosto i ntegro. Variopinto è l’aggettivo che meglio si addice al paesaggio dei Colli Berici. Il bianco della pietra calcatea, elemento caratteristico della zona, che sbuca tra la vegetazione, crea un gioco di chiaroscuri con il nero delle grotte e dei covoli che si aprono nella roccia. I colori assumono un aspetto decisamente unico e suggestivo in primavera, quando si staglia netto il contrasto tra il verde delle pendici collinari già ricoperte dalla nuova vegetazione e il marrone della pianura circostante che serba nascoste le sue sementi. In autunno, il giallo, l’arancione e il rosso delle foglie si uniscono al verde e al marrone del terreno e anche l’escursionista più distratto non può rimanere indifferente alla tavolozza di luci e di colori che la natura gli offre.


“…mai non mi scorderò di Costeggia, la qual se così fosse in Oriente, come è in Italia, crederei che fossi un Paradiso…….. Mai non mi scorderò di quei vini gelati, che temperavano à un tempo la sete, e il calore, e facean dubitare si l’era State, ò Verno”
Luigi Groto 1583
Così scriveva lo storico Luigi Groto per ringraziare la Famiglia Trento dell’ospitalità ricevuta presso Villa Trento a Costozza.
Costozza deriva da Custodia: La stazione militare di Custodia diventa vicus romano lungo l’arteria che collega il Basso Vicentino a Vicenza e pare che il suo nome derivi dall’uso che si fa delle sue grotte: luoghi in cui prigionieri, e più tardi cristiani, sono custoditi e condannati a cavare pietre. Dalle strade di collegamento non giungono solo scambi cornmerciali e culturali, ma anche distru~ zione: nel 452 Costozza subisce il saccheggio degli Unni di Attila. L’Alto Medioevo è avaro di notizie e il nome di Costozza riappare solo nel 753 nella donazione che il duca del Friuli, il longobardo Anselmo, fa dei suoi beni situati in Costozza a un monastero del territorio di Modena. I Benedettini si insediano allora a Costozza, rimanendovi per secoli e lasciando segni ben visibili del loro passaggio: la sede è la Pieve di S. Mauro che sorge in prossimità del Covolo della Guerra, chiesa matrice affiancata da due cappelle dedicate a santi della tradizione benedettina, San Vito a Secula e San Maiolo a Lumignano. Quest’ultimo insediamento, secondo la leggenda, prende il nome da Lumina Giani, i fuochi che venivano accesi sulle scogliere sopra il paese. Per quanto riguarda Secula, situata vicino ad Lln’ansa del fiume, essa perderà importanza a favore dell’insediamento di Longare, che probabilmente deve il suo nome alla posizione allungata tra fiume e monte (Longarìa). Risale a questo periodo l’organizzazione religiosa pievana del territorio: la Pieve di San Mauro sovrintende a una decina di chiese e cappelle sparse nel territorio circostante.
Dal X-XI sec, abbiamo la giurisdizione temporale dei Vescovi, che risiedevano nel Castello che sorgeva in prossimità della porta chiamata del Volto. Nel XIII sec. le comunità civili e religiose della zona assistono alla conquista e al dominio di Ezzelino III e alla sua distruzione attuata dalla Lega Padovana guidata daAzzo d’Este.
E’ un periodo che alterna calamità e prosperità ed è anche il momento in cui la comunità saprà darsi, nonostante il suo assoggettamento a Vicenza, un insieme di regole per la vita comunitaria: siamo nel 1292 e i vari ordinamenti accumulatisi fino ad allora vengono raccolti negli “Statuti della Comunità di Costozza”. Le leggi raccolte toccano tutti gli aspetti della vita della comunità, dalla regolazione della custodia di biade e vini alle norme per l’estimo dei campi, la manutenzione delle strade, la sorveglianza delle acque, il taglio dei boschi e l’uso dei pascoli, la cura degli animali, la raccolta dei prodotti agricoli, soprattutto uva e olive, l’esercizio delle arti e dei mestieri.
Con il XIV sec. Costozza diventa teatro di battaglie e devastazioni, in seguito alle guerre che vedono contrapposti gli Scaligeri di Verona e i Carraresi di Padova. E’ di questi anni anche il terzo dei disastrosi terremoti qui abbattutisi e registrati in una lapide murata nella torre campanaria della P~ve, 1117, 1223, 1348
appunto. Questo periodo non felice vede però anche il capitolo luminoso di due poeti che legheranno il loro nome a quello di Costozza: Pulice, amico di Petrarca, e Conforto, storico.
Si succedono intanto i domini: quello padovano dopo il 1330; il visconteo dal 1387, fino ad arrivare al 1404, anno che segna l’inizio di un dominio, esteso a tutto il Veneto e oltre, che avrà fine solo sullo scorcio del XVIII sec.:
quello della Serenissima Repubblica di Venezia.
Per Costozza si profila ora un periodo di pace interrotto solo dal passaggio di tmppe straniere: nel 1509 l’imperatore Massimiliano con il suo seguito; ancora nel 1513 tmppe tedesche e spagnole pongono il campo lungo il Bacchiglione, infine nel 1514 l’esercito spagnolo sosta a Costozza. E’ il periodo di maggior splendore per la “perla dei Berici”, come sarà chiamata; la tradizionale industria della pietra prospera accanto a nuove attività come la filatura e la tessitura della lana; le campagne in prossimità del fiume e le colline sono prodighe di frutti; il luogo viene arricchito dalla costruzione e dall’abbellimento di ville e palazzi voluti dai nobili che qui scelgono di stabilirsi. La località diventa mèta di villeggiatura. Anche la vita culturale assume un’impronta particolare con la fondazione dell’Accademia Eolica, sodalizio di scienziati, che giungono dalla vicina Padova per la villeggiatura, e di nobili che si riuniscono, ospiti del conte Francesco Trento, a discutere di scienze e scoperte sotto il patrocinio di Eolo, dio dei venti, che a Costozza era di casa gra7ie ai “ventidotti”, particolarissimo sistema di raffreddamento che collegava le ville tra loro e con le viscere del monte, da dove proveniva aria a temperatura costante. Illustre ospite dell’Accademia fu Galileo Galilei, che la tradizione vuole “vittima” di dolori reumatici rimediati a causa di quella antica forma di aria condizionata. Nel 1797 il trattato di Campoformio pone fine alla Repubblica di Venezia e i suoi domini, tra cui anche il nostro territorio, passano agli austriaci.
Questa epoca è segnata dalla decadenza delle attività tradizionali di estrazione della pietra e di filatura e tessitura della lana. Il centro di Costozza perde importanza poiché è tagliato fuori dalla via di collegamento tra Vicenza e il Basso Vicentino, che ora corre più vicino ai fiumi passando per il centro di Longare. Nel 1867 sarà
infatti Longare a prevalere nell’unificazione dei quattro centri, oltre a quest’ultimo Sècula, Costozza e Lumignano, in un unico comune, che prende il nome di Longare appunto.
L’istituzione del comune è logica conseguenza dell’avvenimento cruciale avvenuto l’anno prima (1866): l’annessione del Veneto al Regno d’Italia, che segue la fine della dominazione austriaca.
D’ora in poi il comune di Longare segue nel bene e nel male le vicende politiche e belliche della nazione.
Alla fine dell’Ottocento parteciperà al comune destino di emigrazione del ceto rurale veneto, che a Longare avrà il proprio culmine negli anni 1888-1896, per poi diminuire quasi del tutto nel nuovo secolo.
Durante tutto il Novecento l’economia non subisce significative modificazioni, il comune conserva il suo carattere agricolo fino a epoche relativamente recenti.
A partire dagli anni ‘60 i nuclei abitati si espandono con la costruzione di nuove zone residenziali, localizzate in tutte le frazioni: a Costozza l’area oltre il Bisatto, a Lumignario le nuove vie all’ingresso del paese, a Longare lungo il fianco del monte e, al di là del Bacchiglione, nella località di Sècula.
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